Escursioni in montagna: cosa usare e mettere nello zaino
Cosa portare in montagna: la guida completa all’attrezzatura
Non serve essere alpinisti per fare una brutta fine in montagna. Basta una scarpa sbagliata, un litro d’acqua in meno del necessario o un temporale estivo preso senza protezione.
Questa guida raccoglie tutto quello che vale la pena portare — e qualche cosa che è meglio lasciare a casa — per escursioni che non richiedono conoscenze alpinistiche specifiche.
Ai piedi
Scarponi o scarpe da trail? La risposta è: dipende dal terreno
- Scarponi mid o high — la scelta classica per sentieri su roccia, terreni irregolari, fondo bagnato o erboso ripido. La tomaia alta protegge la caviglia, la suola rigida Vibram scarica bene il peso su discese lunghe. Peso extra compensato dalla sicurezza.
- Scarpe da trail running — vanno bene su sentieri ben tracciati, strade bianche, fondi compatti e per chi ha caviglie allenate e passo sicuro. Più leggere, più veloci ad asciugarsi. Non perdonano gli errori su terreni sconnessi o con zaino pesante.
- Calze tecniche — spesso sottovalutate. Una calza in lana merino o in misto sintetico previene vesciche, regola la temperatura e non puzza dopo quattro ore di cammino. Un paio di ricambio nello zaino non pesa nulla e può cambiare la giornata.
NOTA
• Scarpe nuove? Non inaugurarle in gita. Almeno una settimana di camminata su terreno cittadino prima.
• Membrana impermeabile (Gore-Tex o simili) è utile in primavera e autunno, ma in estate fa sudare. Valuta il periodo.
Supporto
Bastoncini: sì o no?
I bastoncini da trekking non sono roba da vecchi: scaricano fino al 25% del peso sulle ginocchia in discesa e migliorano l’equilibrio su terreni sconnessi. Detto questo, non sono obbligatori su ogni uscita.
Se l’escursione è lunga o su terreni accidentati il consiglio è di portarli
- Portali se: la discesa è lunga o ripida, il terreno è fangoso o con neve residua, hai problemi alle ginocchia o alle caviglie, oppure lo zaino è pesante.
- Lasciali a casa se: la gita è su sentiero comodo e con poco dislivello, o se ti danno fastidio e non li usi davvero — appesi allo zaino sono solo peso morto.
- Materiale: alluminio per chi li usa saltuariamente (più economici, più resistenti agli urti), carbonio per chi cammina spesso e vuole risparmiare grammi. Sistema di chiusura a twist o a clip: le clip sono più veloci e affidabili.
Alimentazione e idratazione
Acqua e viveri
Solitamente la causa numero uno di difficoltà durante una lunga un’escursione non è il terreno difficile: è la disidratazione. Si arriva alla sete quando si è già in deficit. Bevi prima di avere sete, e porta più acqua di quanta pensi ti serva.
- Acqua: almeno 0,5 litri per ora di cammino in condizioni normali, di più in estate o su terreni esposti. Una borraccia da 1 litro e una riserva da 0,5 l nello zaino è il minimo. Le sacche idratanti (tipo Camelbak) sono comode ma difficili da pulire e da controllare.
- Fonti lungo il percorso: le fontane ai rifugi e le sorgenti segnalate sulle carte sono generalmente affidabili in alta quota. In caso di dubbio, una pasticca di purificazione (cloro o iodio) pesa un grammo e risolve il problema.
- Viveri: panini, frutta secca, barrette energetiche, cioccolato fondente. Evita cose che si sfaldano, si sciolgono o si rovinano con il caldo. Una scorta d’emergenza (100-200 kcal) rimane sempre in fondo allo zaino e non si tocca.
- Sali e elettroliti: se prevedi di camminare più di due ore o effettui l’escursione in periodi caldi e/o afosi è una buona scelta aggiungere sali ed elettroliti all’acqua.
Meteo e protezione
Guscio o poncho quando piove?
In montagna il tempo cambia in fretta, specie in estate quando i temporali pomeridiani sono la norma tra luglio e agosto.
La domanda non è se portare una protezione dalla pioggia, ma quale.
- Guscio impermeabile — la scelta migliore per chi cammina su terreni esposti o con vento. Si chiude bene, non vola, permette di muoversi liberamente. Un buon guscio in 2,5 o 3 strati pesa 300-500 g e si comprime in un pugno. Investire qui dovrebbe essere la tua priorità.
- Poncho — copre anche lo zaino, pratico su sentieri facili o se fai lunghe soste. Problematico con il vento, ingombrante sui tratti esposti, tende a inzupparsi dentro con il sudore. Va bene come soluzione di emergenza o per uscite tranquille.
- Abbigliamento a strati — la logica base è tre strati: traspirante a contatto con la pelle (no cotone), pile o softshell come isolamento termico, guscio impermeabile sopra. In estate spesso basta il primo e il guscio in tasca.
Regola del temporale estivo
• In quota i temporali estivi arrivano tipicamente nel primo pomeriggio. Parti presto, cerca di essere in discesa entro le 13:00.
• Se senti i tuoni, non stare su creste o vette aperte. Scendi, allontanati dagli alberi isolati, evita di essere il punto più alto del terreno.
• La cover impermeabile per lo zaino (spesso integrata nella parte bassa dello zaino stesso) è un accessorio semplice e leggero che vale la pena avere sempre con se.
Sole e caldo
Cappello, occhiali e crema solare
In quota l’irraggiamento UV è significativamente più alto che in pianura: ogni 1000 metri di quota il livello UV aumenta di circa il 10–12%. Con il riflesso della neve, si raddoppia.
- Cappello — obbligatorio in estate su tratti esposti al sole. Il classico con tesa larga protegge anche il collo e le orecchie; i berretti da running vanno bene ma lasciano le orecchie scoperte. In autunno o in quota, un berretto di lana leggero nello zaino non occupa spazio.
- Occhiali da sole — categoria UV400, indice di protezione almeno 3, meglio 4 se c’è neve o ghiaccio residuo. Gli occhiali da città o sportivi generici spesso non proteggono abbastanza. Verifica l’etichetta.
NB con gli occhiali categoria 4 è vietato guidare - Crema solare — SPF 50 su viso, collo e mani e tutte le parti esposte al sole. Da riapplicare dopo la sudorazione intensa. Non dimenticare labbra (stick solare)
Sicurezza
Primo soccorso, telo termico e fischietto
Speriamo di non usarli mai, ma nello zaino ci devono essere. Il kit di primo soccorso per l’escursionismo è compatto, leggero e orientato alle emergenze in ambiente isolato.
- Kit primo soccorso essenziale
– Cerotti assortiti (anche quelli grandi per vesciche)
– Benda elastica e garze sterili
– Disinfettante in gel o salviettine
– Forbicine e pinzette (spine, zecche)
– Antidolorifico/antinfiammatorio (ibuprofene o paracetamolo)
– Antistaminico (allergie, punture di insetti) - Telo termico (o coperta di sopravvivenza) — pesa 80 grammi, costa poco, occupa lo spazio di un mazzo di carte. Può salvare la vita in caso di ipotermia improvvisa, infortunio con lunga attesa o bivacco imprevisto. Non c’è motivo per non averlo.
- Fischietto — il segnale acustico internazionale di soccorso è sei fischi brevi ripetuti ogni minuto. Una voce si sente a 100 metri, un fischio a oltre 1 km. Il fischietto di emergenza è spesso in dotazione sullo spallaccio di molti zaini
Prima di uscire
• Lascia a qualcuno l’itinerario previsto e l’orario di rientro stimato.
• Salva il numero del soccorso: 112 da mobile anche senza campo.
• L’app Where ARE U (consigliata dal CNSAS) invia automaticamente le coordinate GPS al 112.
Luce
Pila frontale per albe, tramonti e imprevisti
Anche se non prevedi di camminare di notte, la frontale va sempre nello zaino. Un’uscita che si prolunga oltre il previsto, una storta alla caviglia in discesa, una sosta al rifugio troppo lunga: il buio arriva prima di quanto si pensi, e un sentiero conosciuto di giorno diventa un labirinto al tramonto.
- Lumens e autonomia: per l’escursionismo bastano 200–400 lm. Più importante dell’intensità massima è l’autonomia nella modalità media (quella che probabilmente di troverai ad usare più spesso): almeno 6–8 ore.
- Escursioni all’alba: partenze alle 4–5 di mattina sono la norma per evitare caldo e folla estivi. Una frontale con modalità rossa preserva la visione notturna durante l’avvicinamento al sentiero.
- Batterie di riserva: se usi una frontale a pile AA o AAA, tieni sempre un set di ricambio nello zaino. Se è ricaricabile, porta un powerbank leggero (10.000 mAh bastano abbondantemente per telefono + frontale).
Orientamento
GPS, orologio, telefono e mappe cartacee
La tecnologia ha reso l’orientamento in montagna molto più accessibile. Ma gli strumenti digitali hanno un nemico comune: la batteria scarica. La risposta non è scegliere tra analogico e digitale, ma usarli insieme con intelligenza.
- Telefono con cartografia offline — la soluzione più pratica per la maggior parte delle uscite. App come Komoot, Wikiloc, Mapy.cz o OsmAnd permettono di scaricare le mappe in locale: niente campo, niente problema. Tieni il GPS attivo, lo schermo al minimo. Custodia impermeabile o sacchetto zip obbligatori con la pioggia.
- Orologio GPS da trekking/running — Garmin, Suunto, Coros: registrano la traccia, mostrano quota e dislivello cumulato, durano 20–40 ore con GPS attivo. Ottimi per chi esce spesso. Non sostituiscono il telefono (lo schermo è solitamente piccolo e scomodo per la consultazione di mappe), ma lo integrano bene e liberano la batteria del telefono per le emergenze.
- GPS portatile dedicato (tipo Garmin eTrex o Oregon) — battery life enorme e resistente. Soluzione solida per uscite lunghe o in zone con segnale difficile. Meno comodo del telefono, più affidabile in situazioni estreme.
- Mappa cartacea — Ormai sempre meno usata, è pur sempre vero che in caso di batteria a zero, schermo rotto o umidità che compromette il touchscreen, una mappa 1:25.000 (IGM, Kompass o Tabacco) e una bussola di base risolvono il problema.
Note pratiche
• Carica sempre il telefono al 100% prima di partire. In modalità aereo (con solo GPS attivo) la batteria dura il doppio.
• Scarica la traccia GPX sul telefono prima di uscire, non fidarti di avere campo al parcheggio.
• Se usi un orologio GPS, sincronizzalo con la traccia da casa







