Gestione del caldo e del freddo in montagna: ipotermia e colpo di calore
Come proteggersi dalle temperature estreme durante un’escursione

In montagna il nemico non è sempre dove lo aspetti. Molte persone pensano al freddo solo in inverno, e al caldo solo in estate. La realtà è diversa: un temporale estivo a quota 2.500 metri può abbassare la temperatura di 15°C in trenta minuti, e una giornata soleggiata di luglio a fondovalle può diventare un rischio serio per chi cammina senza cappello e senza abbastanza acqua nello zaino. Questa guida spiega come il corpo perde o accumula calore, come riconoscere i segnali di allarme e cosa fare — su di sé o su un compagno — prima che la situazione diventi un’emergenza.

Il freddo

Ipotermia: quando il corpo smette di difendersi

Si parla di ipotermia quando la temperatura corporea centrale scende al di sotto dei 35°C. Il punto critico non è solo quanto fa freddo fuori, ma la velocità con cui il corpo cede calore all’ambiente. Vento, umidità, indumenti bagnati e fatica accelerano enormemente questo processo: stare fermi con una maglietta sudata a 10°C di temperatura e 30 km/h di vento è ben più pericoloso di camminare a -5°C in condizioni stabili e con l’abbigliamento giusto.

Il problema insidioso dell’ipotermia è che chi la sviluppa spesso non se ne rende conto. La riduzione della temperatura corporea altera la lucidità mentale molto prima che compaiano i sintomi fisici più evidenti, e la persona colpita tende a sottovalutare il proprio stato.

Il freddo - Ipotermia: quando il corpo smette di difendersi


Classificazione

I tre livelli di gravità

La Società Svizzera di Medicina di Montagna classifica l’ipotermia in tre gradi in base alla temperatura corporea centrale, che è un parametro più affidabile della temperatura cutanea per valutare la gravità della situazione:

GRADO

TEMPERATURA CENTRALE

SINTOMI PRINCIPALI

COSA FARE

Lieve

35 – 32°C

Brividi intensi, sensazione di freddo, labbra bluastre, difficoltà a coordinare i movimenti fini (allacciare lescarpe, usare il cellulare)

Isolare dal vento, cambiare gli indumenti bagnati, bevanda calda, movimento attivo

Moderata

32 – 28°C

I brividi diminuiscono (segnale negativo: il corpo non riesce più a produrre calore), muscoli rigidi, confusione, stanchezza profonda, parola rallentata

Non far muovere la persona, isolarla dal basso e dall’alto, chiamare il soccorso alpino (112)

Grave

sotto 28°C

Perdita di coscienza, pupille dilatate, respiro lentissimo, rischio di arresto cardiaco

Emergenza assoluta. Maneggiare con estrema delicatezza. Non riscaldare bruscamente. Rianimazione solo con formazione specifica.

Classificazione ipotermia - i 3 livelli di gravità

Segnali da non ignorare

Come riconoscere l’ipotermia in un compagno di escursione

Chi osserva dall’esterno vede i segnali prima di chi li subisce. I campanelli d’allarme pratici da tenere a mente sono:

  • Le quattro D: Difficoltà nei movimenti fini, Deambulazione impacciata, Discorso rallentato o confuso, Disorientamento. Se un compagno mostra anche solo due di questi quattro segnali in modo insolito, è il momento di fermarsi e agire.

  • Smettere di tremare: Paradossalmente, quando i brividi scompaiono dopo una fase di freddo intenso non è un segnale di miglioramento. Significa che il corpo ha esaurito le riserve per generare calore mediante contrazioni muscolari involontarie. La situazione è diventata più seria.

  • L’umore cambia: Apatia improvvisa, rifiuto di continuare, irritabilità insolita possono essere segnali neurologici del calo termico, non semplice stanchezza.
Ipotermia: cosa fare sul campo
Nota sul riscaldamento

Un riscaldamento troppo rapido è pericoloso. Il sangue freddo accumulato nelle estremità, se rimescolato velocemente al circolo centrale, può provocare uno shock termico e mettere a rischio il cuore. Il riscaldamento deve sempre essere graduale e dall’interno verso l’esterno.


Il caldo

Colpo di calore e insolazione: due cose diverse che le persone confondono

In montagna questi due termini vengono usati spesso come sinonimi, ma descrivono meccanismi diversi e richiedono risposte leggermente differenti.

L’insolazione (o colpo di sole) è causata dall’esposizione prolungata della testa e del collo ai raggi solari diretti. Il problema è locale: le radiazioni ultraviolette e infrarosse irritano i tessuti superficiali e infiammano le meningi. Può capitare anche a temperature relativamente moderate, se si cammina a lungo senza cappello sotto un cielo terso.

Il colpo di calore è sistemico: il corpo non riesce più a smaltire il calore prodotto dall’attività muscolare e quello assorbito dall’ambiente. Questo accade soprattutto quando la temperatura esterna è elevata e l’umidità è alta, perché il sudore — il principale meccanismo di raffreddamento — evapora male e perde efficacia. La temperatura corporea sale rapidamente verso i 40°C e oltre. È un’emergenza vera.

Insolazione VS colpo di calore

Un dettaglio che molti sottovalutano: in montagna il pericolo da caldo non riguarda solo le quote basse. Sulle creste e nei valloni esposti a sud, con terreno roccioso che riflette le radiazioni e assenza di vento, si raggiungono condizioni di stress termico intense anche a 2.000 metri di quota. Il fatto di essere “in alta quota” non equivale a essere al riparo dal calore.


Prevenzione

Il sistema a tre strati: la risposta intelligente alle escursioni termiche

In montagna la temperatura cambia con la quota (circa -0,6°C ogni 100 metri di dislivello), con il meteo e con l’ora del giorno. Chi sale 1.000 metri di dislivello in una giornata di fine settembre può trovare 16°C alla partenza e 5°C alla vetta, con una finestra di temporale nel pomeriggio. Non esiste un capo di abbigliamento singolo in grado di gestire tutto questo: la risposta è il sistema a strati.

BASE LAYER

A contatto con la pelle. Deve allontanare il sudore. Lana merino o sintetico tecnico. Mai cotone: bagnato non asciuga e diventa un vettore di freddo.

MID LAYER

Strato isolante. Trattiene il calore corporeo e ne evita la dispersione. Pile termico, piumino leggero o smanicato. Si toglie in salita, si rimette subito alle soste.

OUTER LAYER

Protezione dagli agenti esterni. Membrana impermeabile e traspirante (Gore-Tex o equivalente). Blocca vento e pioggia senza sigillare l’umidità interna.

Il principio del sistema a strati non è solo quello di avere abbigliamento caldo: è la possibilità di modulare la termoregolazione in tempo reale. Un escursionista esperto toglie e rimette gli strati continuamente durante la giornata, adattandosi allo sforzo e alle condizioni, invece di aspettare di avere troppo caldo o troppo freddo per reagire.




Idratazione e alimentazione

Il ruolo dell’acqua nella termoregolazione

L’acqua è il fluido con cui il corpo gestisce il proprio bilancio termico. Con la sudorazione si perdono in media 0,5-1 litro all’ora durante un’escursione in salita con caldo, e la disidratazione riduce la capacità del corpo di raffreddarsi in modo significativo. Una perdita di liquidi anche solo del 2% del peso corporeo provoca un calo delle prestazioni cognitive e fisiche misurabile — per una persona di 80 kg, parliamo di circa 1,6 litri.

In quota la sensazione di sete è meno affidabile che a fondovalle: l’aria fredda e secca favorisce la perdita di liquidi attraverso la respirazione, e spesso non ci si rende conto di stare disidratandosi. La regola pratica è bere prima di aver sete, a piccoli sorsi regolari, ogni 20-30 minuti di cammino.

Con il sudore si perdono anche sali minerali — sodio, potassio, magnesio. Nelle uscite lunghe (oltre 4-5 ore) o in condizioni di caldo intenso, integrare solo con acqua non è sufficiente. Uno snack salato o un integratore di elettroliti aiutano a mantenere l’equilibrio idrosalino e prevenire i crampi muscolari che spesso accompagnano la disidratazione prolungata.

Idratazione e alimentazione - Il ruolo dell'acqua nella termoregolazione

Fattori di rischio

Chi è più vulnerabile — e quando

Alcune categorie di escursionisti sono statisticamente più esposte ai problemi di termoregolazione, non per incapacità ma per ragioni fisiologiche che è utile conoscere:

  • Bambini e anziani: La termoregolazione è meno efficiente alle età estreme. I bambini producono meno calore relativo per la loro massa corporea; gli anziani hanno spesso una ridotta percezione del freddo e del caldo e sudano meno efficientemente.

  • Chi è a digiuno o stanco: Il glucosio è il carburante principale per la produzione di calore muscolare. Un escursionista che non ha mangiato adeguatamente è molto più vulnerabile all’ipotermia, anche con abbigliamento corretto. La fatica rallenta i riflessi termici e compromette le decisioni.

  • Chi prende certi farmaci: Beta-bloccanti, diuretici e alcuni antidepressivi interferiscono con la termoregolazione. Chi segue terapie farmacologiche croniche dovrebbe informarsi dal proprio medico prima di escursioni in condizioni climatiche estreme.

  • Chi è bagnato: L’acqua conduce il calore circa 25 volte meglio dell’aria. Un escursionista con gli indumenti completamente bagnati perde calore a una velocità che può portare a ipotermia moderata anche a 15°C di temperatura ambientale, soprattutto se c’è vento.
Fattori di rischio - chi è più vulnerabile e quando


Decisioni in campo

Quando rinunciare è la scelta giusta

La gestione del caldo e del freddo in montagna non è solo una questione di equipaggiamento: è anche una questione di giudizio situazionale. Saper leggere il proprio corpo e riconoscere i segnali dell’ambiente è una competenza che si sviluppa con l’esperienza, ma ci sono alcune regole di base che valgono per chiunque.

Rinunciare o tornare indietro è la decisione corretta quando: il meteo peggiora in modo rapido e non si ha abbigliamento adeguato; uno dei componenti del gruppo mostra i primi segni di ipotermia o colpo di calore; la quota d’acqua disponibile è insufficiente e non si prevede una fonte sicura; si sente un senso di stanchezza sproporzionato rispetto allo sforzo, accompagnato da brividi o nausea.

La montagna non va da nessuna parte. Lo stesso percorso si può ripetere nella giornata giusta, con il fisico giusto e l’equipaggiamento giusto. Un escursionista che torna indietro e riparte un’altra volta accumula esperienza; chi insiste in condizioni sfavorevoli rischia di smettere di andare in montagna per ragioni più definitive.

Decisioni in campo - quando rinunciare è la scelta giusta
Numero unico di emergenza in montagna

in Italia il soccorso alpino si raggiunge chiamando il 112.
Prima di ogni uscita in zona remota, comunica a qualcuno l’itinerario previsto e l’orario di rientro stimato.